Il percorso di Tuttamialacittà

Tuttamialacittà è un’esperienza di partecipazione diretta e democrazia reale nata a maggio del 2016 da una chiamata pubblica* fatta dai social network, seguendo l’esigenza di riportare il dibattito sulla città fra le persone che la abitano.

Alla base dell’appello quattro punti cardine che hanno costituito e costituiscono valori e visione imprescindibili del percorso:

Giustizia Ambientale, Giustizia Sociale, Riconversione Economica e Democrazia Diretta**.

Al primo incontro si è dato seguito con assemblee pubbliche di piazza che hanno fatto di Tuttamialacittà un organo di cittadinanza attiva permanente.

Si mettono in circolo idee e competenze utili a diventare parte del cambiamento atteso e si costruisce senso di comunità.

Non esiste alcuna forma di esclusione per chi la pensa diversamente, il contesto è composto e costruttivo, nonostante i punti anzidetti non siano in alcun modo in discussione.

In Tuttamialacittà non esiste alcuna gerarchia, il contesto è collegiale. Si tratta di un percorso di cittadini inclusivo e partecipativo. Anche per questo resta un percorso informale.

Le assemblee e le iniziative sono pubbliche, aperte e accessibili e prevedono un orario di inizio ed uno di fine, nel rispetto dei tempi di tutti/e.

La partecipazione è a titolo individuale, questo per agevolare il confronto ed abbattere le barriere delle appartenenze, favorendo trasversalità nel flusso di opinioni.

Attività e ordine del giorno delle assemblee sono decise collettivamente durante gli incontri, o con l’ausilio di sondaggi online, per allargare la partecipazione anche a chi non può farlo personalmente.

Nell’assemblea ci disponiamo in cerchio per far venir meno la logica oratori/uditori, ciascuno con pari dignità. Sono solo presenti dei moderatori che agevolano il confronto.

L’ordine del giorno delle assemblee è riportato su una lavagnetta visibile a tutti e tutte.

Durante le assemblee il microfono è aperto e può intervenire chiunque. Per agevolare l’ascolto di ognuno, gli interventi sono di 4’ minuti ciascuno.

Oltre agli interventi al microfono, è possibile rappresentare opinioni, suggerimenti e critiche anche in forma scritta. Allo scopo sono presenti penne, bigliettini ed un’urna in cui imbucarli.

A beneficio di chi arriva dopo l’inizio, e per garantire la pertinenza degli interventi, una freccia indica il punto dell’ordine del giorno su cui ci si sta confrontando.

Gli spunti che emergono durante il confronto vengono riportati sulla lavagna e ripresi in conclusione di assemblea, per tirare le fila di quanto emerso e stabilire l’argomento di quella successiva, o le azioni da intraprendere.

Le decisioni vengono prese per consenso in modo collegiale. Il nome stesso del percorso è stato deciso insieme in piazza.

Le attività e i report sui confronti assembleari vengono condivisi su sito e pagine social.

Sit-in e occupazione simbolica della Prefettura dopo morte bianca di Giacomo Campo in Ilva

Manifestazione di protesta contro venuta Primo Ministro Renzi del 29 luglio 2016

Cinema-denuncia davanti al circolo Magna Grecia

Assemblea su Democrazia e modelli di rappresentanza. Con Grottaglie ON, Massa Critica Napoli e Barcelona En Comù

Visita al museo dopo assemblea sui temi della Riconversione Culturale

La lavagnetta

**I punti cardine del percorso

I punti cardine attorno ai quali si è costruito il percorso partecipativo di Tuttamialacittà sono:

Giustizia Ambientale

– Giustizia Sociale

– Riconversione economica

– Democrazia Diretta

Questa la visione racchiusa in ciascuno.

Giustizia ambientale

Parliamo di giustizia e non di sostenibilità, perché quest’ultima, pur rappresentando un punto cardine per l’equilibrio ambientale e per i progetti che rispettino l’ecosistema, per mano dell’uomo nel ruolo politico e amministrativo, ha visto mutato il suo naturale significato, sottendendo alla possibilità di sfruttare l’ambiente fino al massimo possibile. La nostra visione è invece quella di un essere umano che è parte del tutto, con rispetto.

Giustizia sociale

Non è il profitto di pochi, con tutte le storture che spesso produce a danno di altri, a dover essere messo al centro, ma l’uomo, i suoi bisogni e le sue relazioni. La forbice che consente a pochi di detenere gran parte della ricchezza del mondo, mentre altri esseri umani non godono dei diritti primari per una vita dignitosa non è accettabile. La produzione prima e sopra ogni cosa ha generato squilibri sociali ed ambientali intollerabili. Giustizia sociale significa trovare un punto di equilibrio, a cominciare dalla parte opposta rispetto alla quale lo si fa oggi. Non prima il capitale e poi le briciole che questo lascia per strada, ma prima la dignità di ciascuno. Non si tratta solo di garantire una qualità di vita buona per tutti, ma anche il miglior modo per convivere insieme nel rispetto. Con quali strumenti perseguire giustizia sociale? Con disponibilità di servizi, la loro qualità e accessibilità, la dignità del lavoro e la garanzia della casa, del reddito e di uno sviluppo equo.

Inclusione sociale significa aver cura che ciascuno si senta parte di un tutto: quell’appartenenza è senso di comunità.

Riconversione economica

Riconversione economica è ciò che auspichiamo per cambiare il modello di sviluppo di Taranto e di tutti i territori sfruttati ed inquinati. Occorre andare oltre l’industria pesante salvaguardando i redditi, programmando in modo scientifico tempi e modi della riconversione economica ed evitando che città e lavoratori continuino a pagare il prezzo di soluzioni che ben dieci decreti di vari Governi non hanno saputo e voluto fornire. A forme d’impresa spregiudicate preferiamo economie di prossimità, produzioni condivise e benessere diffuso. Non è utopistico e può avvenire gradualmente con mirate politiche incentivanti. Iniziando dal nostro territorio, ci piacerebbe che chi l’amministra anteponesse economie etiche e peculiarità territoriali alle altre forme di sviluppo. Quelle autentiche, non quelle imposte dal sistema di potere, che vuole Taranto città dell’industria pesante ed inquinante. La visione di città che abbiamo è aperta, inclusiva, accessibile, intelligente e verde. Con al centro qualità della vita, cultura e servizi.

Democrazia diretta

Votare per farsi rappresentare da qualche amministratore per diversi anni si è rivelata un’opzione sbagliata. Occorre ripensare la sovranità delle persone e nuovi strumenti per affermarla.

Si può fare. Nella storia dell’uomo non c’è stata sempre la democrazia ‘rappresentativa’, anzi la prima forma di democrazia del mondo si ebbe ad Atene nel V sec. a.C. e si trattò di democrazia diretta da parte del popolo. Fu esercitata attraverso pubbliche assemblee, in cui ciascun partecipante aveva la possibilità di tenersi informato sulle vicende della polis e di prendersi la responsabilità di decidere collettivamente il destino della propria comunità. Si trattava di una città di 300.000 abitanti, una delle più popolose ed importanti del mondo classico, sebbene non tutti avessero ancora diritto di voto.

Poi si ebbero le monarchie ed infine si arrivò all’attuale forma democratica, quella rappresentativa, la più diffusa fra gli Stati moderni. Che però presenta grandi e gravi limiti, per primo quello che chi dovrebbe rappresentare il popolo, chiuso com’è nelle stanze del potere, finisce per rappresentare interessi propri, o comunque particolari.

Come fare allora per incidere di più e meglio nella vita dei nostri territori? In Italia, in Europa e nel mondo ci sono realtà che stanno provando a sperimentare nuove forme di sovranità popolare. L’argomento è sempre più all’attenzione di studiosi che stanno fornendo ottimi contributi e pubblicazioni a riguardo.

Noi vogliamo che anche Taranto diventi laboratorio di approfondimento e confronto sul tema, fino alla possibilità di provare a creare collegamenti diretti fra la gente e le istituzioni.

Nel ruolo degli amministratori vediamo quello di facilitatori di processi decisionali di un’agorà aperta, partecipata ed inclusiva: quella che si sta provando a costruire, nel modo più allargato possibile ed in rete con altre realtà del territorio, d’Italia e d’Europa, con questo percorso.

*La chiamata dai social per il primo incontro del 31 maggio 2016

Da tempo e con forza auspichiamo un processo dal basso in grado di attivare ed unire le energie positive e propositive della città.

I tempi sono ormai maturi per passare ad una seria fase di proposta attraverso un percorso partecipato di ascolto e crescita collettiva.

Non è più il tempo di attendere, il futuro è ora! Costruiamolo insieme provando a disegnare un’altra città.

Proveremo a costruire relazioni e a mettere in circolo idee e competenze da imporre sui tavoli della politica.

Ragioneremo su una visione di città basata su pochi ma chiari concetti cardine:

– Andare oltre l’industria pesante salvaguardando i redditi, programmando in modo scientifico tempi e modi della riconversione economica ed evitando che città e lavoratori continuino a pagare il prezzo di soluzioni che nove decreti di vari Governi non hanno saputo e voluto fornire.

– Inclusione sociale

– Mobilità sostenibile

– Cultura

– Ciclo dei rifiuti

– Welfare, diritti di chi lavora, diritto alla casa.

Sono tutti temi rimossi dal dibattito pubblico. Dobbiamo costruire insieme, su questi argomenti, la Taranto di domani, in modo profondamente democratico e realmente partecipativo. L’unico metodo in grado di gettare fondamenta solide per il cambiamento tanto atteso.

Ci vediamo MARTEDI’ 31 MAGGIO, dalle 19,30 alle 21,30 in PIAZZA GARIBALDI.

E tu che Taranto vuoi?

Volantino Assemblee Tuttamialacittà a colori
Volantino Assemblee Tuttamialacittà a colori

Volantino-BN
Volantino Assemblee Tuttamialacittà bianco e nero