La ‘decentralizzazione’ per superare il modello capitalistico

La morsa del modello capitalistico sulle vite di ciascuno si fa sempre più insopportabile ed è così che nascono e fioriscono nuove forme di organizzazione con le persone al centro.

27/10/2017 tavola rotonda conclusiva della campagna DecideLaCittà

A fine ottobre ha avuto luogo presso la galleria del Castello aragonese la tavola rotonda promossa da Tuttamialacittà dal titolo “Taranto e i processi decisionali. Democrazia diretta, partecipazione, municipalismo” che ha concluso la campagna di ascolto dei quartieri di Taranto denominata “Decide la Città”. E’ stata indicata la via della decentralizzazione degli organismi decisionali anche nella nostra città, con il prezioso ausilio di attenti osservatori della società e del contesto locale.Gli strumenti per la restituzione, quanto meno parziale, della sovranità agli ed alle abitanti esistono e possono funzionare. Nel constatare le falle della democrazia rappresentativa si sono fatti diversi esempi di nuovi dispositivi adoperati in tante città d’Italia e d’Europa.

Non esistono probabilmente ricette universali, per cui il percorso di studio e confronto necessiterà ancora di dibattiti ampi e partecipati, ma si è lanciato un seme, aperto uno spiraglio al ripensamento delle forme dell’organizzazione politica, percepite come immodificabili quand’anche intrise di contraddizioni ed evidenti degenerazioni. Ma la decentralizzazione è un fenomeno assai più vasto e sempre più dirompente. Sta investendo i centri decisionali, per l’appunto, come la produzione di energia, quella di contenuti ed anche l’economia.

E’ un processo già in atto e per sua natura inafferrabile. Per questo potente e difficilmente arginabile, se non attraverso i silenzi dell’informazione riguardo alle sue opportunità e conquiste. Ma è anche la stessa informazione ad esserne investita, con la sottrazione dalle mani dei pochi della possibilità di raccontare i pezzi di verità più convenienti. Le estensioni di questo nuovo paradigma sono le organizzazioni assembleari municipaliste per quanto attiene ai centri decisionali, i beni comuni per la cura dell’interesse generale, le rinnovabili per il settore dell’energia, il riciclo e la rigenerazione per il consumo e l’agricoltura, internet per i contenuti, la condivisione open source per la conoscenza, la moneta virtuale e il consumo condiviso (cosiddetta sharing economy) per l’economia e gli scambi.

Vengono saltati a piè pari e ribaltati tutti gli assunti che hanno retto il capitalismo fino ad oggi, col suo potere in mano a pochi, la monetizzazione dei saperi, gli strumenti di produzione riservati ai più ricchi ed il controllo nelle mani dei Governi degli Stati-Nazione. Decentramento contro capitalismo col primo che, nutrendosi di un rapporto equilibrato fra web e relazioni reali, può potenzialmente non conoscere confini. Non a caso è proprio il web oggi a rappresentare il rompicapo di quanti si affannano a controllare il sistema.

Ciascuno produrrà ciò che gli è necessario in una logica non più individualistica, ma mutualistica, dove non si prende, ma si scambia, dove si accede anziché possedere e dove, perciò, vi è il ripristino automatico dei sistemi valoriali disintegrati da anni di libero e sfrontato mercato. Non più grandi major dell’energia con la loro corsa al profitto completamente scaricata sull’ambiente e sulle popolazioni, non più grandi multinazionali e sfruttatori dei lavoratori, né banche centrali private a decidere delle vite delle persone e neppure i Governi estensione dei poteri finanziari. Stavolta la spinta all’epocale, nuovo cambiamento di modello, arriverebbe davvero dal basso, inesorabilmente.

A suon di democrazia diretta e partecipazione, spazi comuni autogestiti, energia sostenibile autoprodotta e messa in rete, mezzi di trasporto elettrici autoricaricanti e condivisi, web, mezzi di produzione ed autoproduzione in collaborazione e alla portata, terreni per la coltivazione anch’essi in condivisione, scambi diretti e moneta virtuale. Non parliamo più di un futuro da immaginare, ma di un presente in corso e già colto da tanti. Un fenomeno che non piacerà a chi accumula, a chi costruisce muri, ai gerarchisti, agli individualisti competitivi e a chi è fanatico dello sviluppo continuo autodistruttivo. Un fenomeno che, spinto dalle tensioni positive dell’essere umano, porterà con sé equità, giustizia sociale ed ambientale, legami di comunità, autodeterminazione, multiculturalità, dignità della persona e uguaglianza. Tutto quanto occorre, a tutti e non più solo a pochi, per vivere in pace e prosperità.

Per approfondire i temi proposti consigliamo vivamente la lettura di questa intervista fatta da Famiglia Cristiana al prof. Jeremy Rifkin il 16 ottobre 2014.