Taranto: riflessioni sul voto e 5 domande ai candidati al ballottaggio

Le ultime amministrative dell’11 giugno hanno fornito non pochi spunti di riflessione. Alla luce del percorso intrapreso con TuttaMiaLaCittà e partendo dalle evidenze emerse nella campagna #DecideLaCittà svoltasi nel periodo elettorale, proponiamo qualche valutazione in merito all’esito del voto e poniamo alcune domande ai due contendenti al secondo turno di ballottaggio, Stefania Baldassari e Rinaldo Melucci.

Partiamo dai dati dell’affluenza: circa 70 mila persone su 168 mila aventi diritto non si sono recate ai seggi.

Solo il 58 % ha espresso la propria preferenza, dato costantemente in calo e in linea con gli ultimi appuntamenti amministrativi: 77% nel 2005, 73% nel 2007, 62 % nel 2012. Quarantuno mila persone in meno in dodici anni (138 mila nel 2005, 97 mila nel 2017), a fronte di una diminuzione di 10 mila aventi diritto (178 mila nel 2005, 168 mila nel 2017); fenomeno che immaginiamo verrà notevolmente ampliato nel secondo turno di domenica 25 giugno, come confermano i dati delle precedenti sessioni.

Un trend che non riguarda solo Taranto, come qualcuno erroneamente sostiene, ma che va avanti ormai da almeno vent’anni per qualsiasi appuntamento elettorale.

Questo è un dato generale, che conferma quanto l’istituto della rappresentanza sia in sè irrimediabilmente in crisi: per i luoghi e le istituzioni della democrazia rappresentativa, dentro ciò che rimane nei luoghi di lavoro, delle organizzazioni politiche, associative e sindacali, almeno per come le abbiamo conosciute nel corso dell’ultimo secolo.

Accade sotto i nostri occhi per una serie di ragioni che proviamo in parte a riassumere: la crisi di rappresentatività e credibilità della politica di fronte alla incapacità di risposta ai problemi reali, il commissariamento nazionale e locale delle istituzioni tramite vincoli decisi altrove che ne condizionano l’operato, le trasformazioni che attraversano la società nel tempo della precarietà e della economia globale e finanziarizzata, assieme alla continua sottrazione di potere decisionale ai territori e alle comunità locali, sui grandi temi che riguardano le popolazioni che li abitano, in nome di presunti interessi strategici nazionali.

Tutto questo messo insieme significa sottrazione continua degli spazi di democrazia reale.

Per questo, a partire dal nostro territorio, facendo queste valutazioni, e cogliendo l’occasione che l’elezione amministrativa poneva davanti ai nostri occhi, abbiamo lanciato la campagna #DecideLaCittà, provando a ribaltare lo schema descritto, dando voce alle e agli abitanti, facendo emergere i problemi dei vari quartieri sui temi del miglioramento della qualità della vita e sottolineando la necessità di ampliare gli strumenti di democrazia rappresentativa con quelli di democrazia diretta.

Ma è innanzitutto dalle grandi questioni che vive la città di Taranto, che la inseriscono perfettamente nel ragionamento descritto, che poniamo a chi si candida alla sua guida 5 domande per capire insieme, e già da ora, se e come ci sia la volontà di affrontare queste enormi sfide:

1)   Come e con quali strumenti attivi, partecipativi e consapevoli, intendete rimettere al centro dei processi decisionali e amministrativi le tarantine e i tarantini, restituendo protagonismo politico e senso di comunità alla popolazione?

2)   Intendete in qualche maniera rimettere da subito in discussione l’azione politica del Governo Italiano e dei suoi dieci decreti autoritari “salva Ilva”, che ha continuato a rinviare nel tempo, a scapito di cittadini e lavoratori, l’attuazione delle prescrizioni più importanti emanate dal sequestro impianti del Luglio 2012, per la bonifica e la riconversione del siderurgico tarantino e in difesa di salute e ambiente?

3)   Come valutate e cosa intendete fare circa l’operato del “Contratto istituzionale di sviluppo”, attraverso il quale la realizzazione di alcune opere strategiche per il futuro della città sono state relegate ad Invitalia S.p.a, espellendo da ogni tipo di consultazione la popolazione, i suoi bisogni e i suoi attori locali?

4)   Cosa prevedete nei confronti del Piano di commissariamento sulle bonifiche, attraverso il quale la popolazione non è per nulla interpellata sull’attuazione, il controllo e le priorità di azione per il processo di risanamento ambientale del territorio?

5)   Alla luce degli accordi presi in sede europea circa i vincoli economici e finanziari da rispettare sul Patto di stabilità interno per gli enti locali, resi obbligatori anche dall’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione nell’articolo 119 attraverso la legge n.1 del 20 Aprile del 2012, come intendete porvi pubblicamente circa le limitazioni di spesa dell’ente municipale che continueranno a mettere a repentaglio diritti, beni e servizi per la popolazione di una città già disastrata dal punto di vista sociale?

È da qui che passa il bene per il futuro e il presente della nostra comunità e su questo vorremmo da subito una vostra presa di posizione, perché lo spettacolo imbarazzante andato in onda prima e dopo domenica 11 giugno, il suo insieme di divisioni e mancanza di autocritica da parte di tutte le forze politiche, è solo un sassolino nella crisi democratica generalizzata di quanto stiamo vivendo e che va assolutamente ripensato alla radice.