Denunce dopo la manifestazione contro Renzi, quando dissentire vuol dire diritto alla vita

È degli ultimi giorni la notizia della notifica di 15 avvisi di garanzia per altrettanti nostri concittadini, rei di aver espresso il proprio dissenso nei confronti dell’ex Premier Matteo Renzi e di alcuni dirigenti locali del Partito Democratico durante la passerella del Governo fatta a Taranto al Museo MarTa il 29 Luglio del 2016. Per quale motivo le tarantine e i tarantini non avrebbero dovuto manifestare il proprio forte dissenso per il Governo dei dieci decreti Salva-Ilva e Ammazza Taranto? Per quale motivo si doveva accettare la passerella delle istituzioni in uno dei luoghi che rappresentano il patrimonio storico, paesaggistico e archeologico della Città mentre con i loro provvedimenti politici continuano a perpetrare alla popolazione solo disoccupazione, inquinamento e disastro sanitario? Se il Partito Democratico tutto avesse in questi anni dato via al processo di bonifica, fermo degli impianti inquinanti e riconversione economica, ambientale e sociale del territorio, siamo certi che quella giornata probabilmente sarebbe andata in maniera diversa. Invece si è scelta un’altra strada, quella dei decreti autoritari e dei commissariamenti. Troviamo vergognoso che alcuni attivisti siano indagati, ad esempio, semplicemente per aver “preso parola” attraverso un megafono. Non è tollerabile una criminalizzazione del sacrosanto diritto di espressione. Non accettiamo nemmeno il solito gioco divisorio tra manifestanti buoni e cattivi. Quel giorno in quella Piazza c’eravamo tutti: liberi ancora di dissentire verso un Governo che ha manifestato ampiamente il suo disprezzo verso la Città di Taranto. Dentro il Museo i soliti noti, responsabili del disastro sociale e ambientale che stiamo vivendo. Di fronte all’evidente contraddizione di chi persegue repressivamente chi si batte per il diritto alla vita e chi agisce impunito a danno della salute e l’ambiente di tutti, ci continuiamo a chiedere chi è legale e chi illegale in questa Città. Ma dalla Val Susa al Salento l’indignazione verso il vostro modello di sviluppo è ormai contagiosa. Complici e solidali verso tutti coloro che difendono la propria Terra dalla vostra devastazione.