Taranto dice NO: il 4 dicembre fermiamo la riforma costituzionale, riprendiamoci la democrazia

In merito all’ appuntamento di Domenica 4 Dicembre, tramite il quale saremo chiamati ad esprimerci sul tentativo di riforma di 47 articoli della Costituzione portato avanti dalla legge Renzi – Boschi, intendiamo esprimere pubblicamente la nostra più netta contrarietà rispetto al quesito referendario e a sostenere la ragioni del No.

Lo facciamo a partire dalle specificità che il caso Taranto consegna a tutti noi: emergenza democratica frutto di decisioni governative a danno della comunità locale, devastazione ambientale e sociale in nome di un modello economico ingiusto e insostenibile.

Con la revisione del Titolo V portato avanti dalla riforma tornerebbero infatti allo Stato le competenze esclusive in materie fondamentali che riguardano la vita di intere comunità locali, esautorando gli enti territoriali dalla possibilità di avere voce in capitolo e di farsi carico delle istanze dei cittadini: produzione, trasporto e distribuzione dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e navigazione; beni culturali e paesaggistici; ambiente ed ecosistema; attività culturali e turismo; governo del territorio; protezione civile; porti e aeroporti civili, etc.

In particolar modo, la riformulazione dell’articolo 117 introdurrebbe la cosiddetta clausola di supremazia: “Su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.”

È quello che accade a Taranto già da tempo con il caso Ilva e che rischia di diventare un modus operandi di tipo ordinario, su qualsiasi tipo di competenza regionale: una costituzionalizzazione delle sospensioni democratiche, in nome di presunti interessi strategici nazionali, garantiti da decreti e commissariamenti governativi in virtù di discutibili sentenze della Corte Costituzionale.

Una volta passata la riforma, neanche gli enti locali potranno opporsi alla devastazione ambientale dei territori e gli interessi delle grandi lobby prevarranno definitivamente sul diritto alla vita, alla salute e al potere decisionale delle popolazioni. Il tutto affiancato dalla deriva autoritaria del combinato disposto tra Riforma del Senato e Italicum.

Crediamo che nel nostro Paese vada fatto esattamente l’opposto, restituendo realmente la sovranità al popolo: mettere al centro le persone, estendere la democrazia, restituirla alle comunità locali, non restare impassibili davanti all’idea che gli interessi economici dei gruppi industriali, energetici e finanziari entrino a far parte della Costituzione, ma anzi ripensare tutti insieme un modello economico e sociale che sia ecologico, sostenibile e democratico.

Per queste ragioni saremo in campo nella campagna referendaria a sostegno del No e aderiremo alla manifestazione nazionale di Domenica 27 Novembre a Roma C’è chi dice NO.