Taranto non è più cosa vostra

di Antonio Caso per Cosmopolimedia.it
Si è tenuta in Piazza Masaccio, al quartiere Tamburi, l’ottava assemblea di Tuttamialacittà, una piattaforma senza padri nobili e padrini, promossa in rete, ma nata nelle piazze, per strada, soprattutto in quella piazza Garibaldi ormai luogo di proposte, sogni e discussioni il cui esito viene democraticamente stabilito da tutti i presenti con un sistema (quello del pollice diritto, verso o a mezz’altezza) preso in prestito dalle grandi assemblee degli indignados spagnoli. Quella dello scorso 19 luglio è stata un’assemblea incentrata sui temi ambientali e sanitari che attanagliano la nostra città e, in particolar modo, il quartiere Tamburi. È bene ricordare a tal proposito che l’assemblea è coincisa con il quarto dei Wind Days, ovvero di quei giorni in cui il vento di tramontana da nord-nord ovest porta le polveri inquinanti del polo industriale jonico ad investire l’intera città con conseguenze drammatiche soprattutto per gli abitanti dei quartieri più esposti: in primis, appunto, per quelli del quartiere Tamburi. Un quartiere in cui i bambini non possono giocare nelle aiuole in base ad un’ordinanza “contingibile e urgente” del 2012 che sarebbe dovuta permanere “fino alla messa in sicurezza definitiva” mai concretamente avvenuta. Anche di questo si è occupata ieri la dottoressa Annamaria Moschetti nel suo intervento in cui ha messo in luce le criticità sanitarie del quartiere a cui è seguito quello del sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò. Un altro dei temi caldi, infatti, è stato il piano di riordino ospedaliero che, dopo le passate vicende del polo di Manduria, vede ora al centro dei tagli l’ospedale “Moscati” di Taranto ed il “San Marco” di Grottaglie. Fulvia Gravame di PeaceLink Taranto è intervenuta, invece, a proposito del decimo decreto salva-Ilva, l’ennesimo che proroga ulteriormente la messa in sicurezza dei polmoni dei tarantini che naturalmente dovrebbero, nelle idee dei promotori di questo ennesimo scempio, essere ben contenti di procrastinare ulteriormente il loro diritto all’articolo 32 della Costituzione. È intervenuta a tal proposito anche Licia Traetta di Legamjonici.
Uno degli aspetti più belli, inoltre, di tutta l’assemblea è stata la costante partecipazione degli abitanti del quartiere che erano in piazza insieme ai loro figli che giocavano. L’impatto delle iniziative settimanali (ogni martedì dalle 19.30 alle 21.30) di Tuttamialacittà non è affatto secondario. In una città in cui vi è la totale assenza di spazi sociali (tranne quelli occupati), allungata all’inverosimile nel sacro nome dei palazzinari e del boom edilizio degli anni ’90, che hanno dato vita a veri e propri quartieri dormitorio, la presenza di un contenitore “mobile” di idee segna una crepa della cupola di vetro in cui siamo immersi giornalmente. Il 12 luglio, ad esempio, l’assemblea si è tenuta presso il centro Magna Grecia, emblema dell’abbandono degli spazi sociali di questo territorio, durante la quale è stato proiettato “Le mani sulla città” di Francesco Rosi. Come uno spettro, infatti, Tuttamialacittà si è presentata nelle zone più maltrattate della comunità portandoci anche, come racconta un video poi diventato virale il rete, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in versione cartonata, presente alternativamente laddove i tarantini studiano e lavorano tra mille difficoltà o dove camminano tra case pericolanti e potenziali tesori seppelliti sotto colate di catrame. Nel corso di quest’ultima assemblea sono state inoltre raccolte le firme per presentare un esposto ai Carabinieri circa la mancata segnalazione da parte del sindaco di Taranto di uno dei passati wind days e quelle raccolta dalla pagina TarantoRicercaFuturo per l’istituzione di un centro di cura e ricerca oncologica IRCSS (per cui è possibile firmare anche online qui). Si lavora, intanto, anche alla formazione di un gruppo tecnico-scientifico in grado, sempre insieme a tutta quanta l’assemblea, di redigere un piano B alternativo alla grande industria che continua, seppur morente, ad essere finanziata, mentre le bonifiche appaiono una chimera. Non solo temi ambientali, infatti, ma anche alternative economiche, spazi sociali e tutela del patrimonio sono i temi che accompagnano ogni settimana le discussioni dell’assemblea. Taranto è una città ammalata. Come nelle descrizioni tucididea della peste dell’Atene periclea e di quella manzoniana di Milano, la situazione è quella di un tutti contro tutti senza che ci sia spazio per il bene comune o il senso di comunità e le quotidiane scaramucce tra i sostenitori di posizioni diverse sono comunque contrassegnate da un unico comune denominatore che invade strade, piazze, scuole e polmoni di questa città. All’interno di questa situazione, mentre i tarantini sfogano con violenza le loro frustrazioni sui social networks, tornare a guardarsi negli occhi e a parlarsi vuol dire riscoprire una parte di sé e di quella comunità e identità completamente annichilite. Un gesto semplice quanto rivoluzionario.