Terra e cibo, modelli di economia sociale e solidale

Si propone di istituire il Food Policy Council, un organismo che metta insieme i diversi attori che si occupano di terra e cibo in aree urbane (contadini, gas, piccola distribuzione, mercati locali, orti, enti locali) con l’obiettivo di avviare processi di ri-territorializzazione del sistema del cibo su scala metropolitana. Il suo mandato dovrebbe essere quello di lavorare perché l’agricoltura urbana diventi parte integrante della pianificazione della città, e sia più facile ottenere terra e acqua. Ma il Consiglio dovrebbe occuparsi anche di sicurezza e sovranità alimentare e più in generale di politiche inerenti al cibo. I Food Councils esistono già in molte città del Nord America e Regno Unito, Germania e Olanda. Toronto, ad esempio, è una delle prime città che ha lavorato alla costruzione di una propria strategia sul cibo, partendo dall’integrazione di esperienze precedenti con scelte pubbliche e attivismo locale legato all’accesso al cibo sano come elemento di equità e impulso all’economia locale.

Messa a disposizione di spazi o aree dismesse di proprietà pubblica o abbandonate dal privato per realtà, reti e servizi legati all’economia solidale, oltre che per imprese che svolgono attività a tutela dei beni comuni o affrontano una transizione verso un modello ecologico e sociale qualitativo. Occorre poi garantire il monitoraggio civico, dal basso, sulla distribuzione di risorse in città utilizzando al meglio le potenzialità derivanti dagli open data e garantendo la pubblicazione e l’accessibilità dei dati in mano all’Amministrazione locale.

Sostenere la piccola distribuzione locale è prioritario ai fini di valorizzare il tessuto dell’economia sociale e solidale nelle città. Molti gruppi d’acquisto e reti di economia solidale locale privilegiano infatti l’autorganizzazione nella distribuzione di prodotti preferibilmente locali, anche sfusi, strutturando esperienze anche informali di piccola e media distribuzione. Alcune di queste esperienze, oltre a ridurre sprechi e rifiuti, creano occupazione con la realizzazione di servizi di trasporti di magazzino e piccola trasformazione territoriale i cui costi sono internalizzati nel prezzo finale e sono molto più bassi rispetto a quelli del mercato. A questo si deve associare la promozione dei mercati solidali: l’abitudine a usare i mercati e gli ambulanti itineranti come canale d’acquisto per molti generi, alimentari e non, è radicata in molte zone e città.

A tale scopo potrebbe trovar vita un Mercato rionale a km zero, per favorire le economie e le produzioni locali, che abbia come punti cardine: la merce deve provenire direttamente dai produttori riconoscendo loro il giusto prezzo e garantendo così la totale tracciabilità; la merce deve provenire da Puglia, o suoi diretti confini (Basilicata, bassa Campania e alta Calabria); si deve rigorosamente rispettare la stagionalità delle merci e selezionare merce di alta qualità; si devono ridurre il più possibile gli sprechi; si devono mantenere i prezzi congrui rispetto a quelli di mercato; si deve sempre coinvolgere e informare il pubblico sulla storia dei prodotti e la loro lavorazione.