Pressione sul Governo per la “MISE” (Messa in Sicurezza di Emergenza delle matrici ambientali)

Le ispezioni dell’Ispra hanno ben evidenziato come gli impianti dell’Ilva di Taranto non siano a norma e le prescrizioni più importanti, previste nell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2012, non ottemperate.

a) Fra le più importanti ci è la messa in sicurezza di falda superficiale e profonda, nonché dei terreni a Ilva e tutte le altre industrie inquinanti del territorio.

b) Misurazione puntuale ed in continuo di tutte le fonti emissive.

c) Misurazione dei livelli d’inquinamento dell’aria in base alla summa dei valori di ogni industria e non prese singolarmente.

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  • PERCHE’ QUANDO ERA DI PROPRIETA’ ILVA, IL MINISTERO SOLLECITAVA LA MESSA IN SICUREZZA (PER DUE VOLTE) E ORA CHE E’ STATALE NON SI PROCEDE?

dar luogo alla Messa in Sicurezza d’Emergenza (MISE) delle matrici ambientali compromesse dall’inquinamento industriale legato all’Ilva di Taranto. La stessa fu già intimata all’Ilva da parte del Ministero dell’Ambiente nella Conferenza di Servizi per il rilascio dell’AIA all’Ilva (Autorizzazione Integrata Ambientale, per l’esercizio d’ impianti industriali). In particolare la Direzione Generale per la Tutela del Territorio e delle Risorse Idriche del Ministero dell’Ambiente scrisse l’11 gennaio 2011 sollecitando interventi urgentissimi “ad horas”:Stante gli ingiustificati ritardi e l’inerzia dell’azienda nell’adozione dei necessari, urgenti, interventi di messa in sicurezza della falda e/o dei suoli,si ribadisce la richiesta all’azienda di adottare, ad horas, i necessari interventi. In mancanza, si richiede al Comune l’emanazione di apposita Ordinanza di diffida per l’adozione dei citati interventi a salvaguardia della salute umana e dell’ambiente, evidenziando che la mancata attivazione degli interventi medesimi può aggravare la situazione di danno ambientale già arrecato per l’inerzia dei soggetti a vario titolo interessati a cui potranno essere addebitati i relativi oneri”.

A tale intimazione si aggiunge la nota contenuta nella “Proposta di Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria” del Comitato di Esperti, Giuseppe Genon, Lucia Bisceglia e Marco Lupo del 15 settembre 2013, nella quale, a pagina 42 si legge:

“Il procedimento di bonifica dell’area ILVA, che come noto ricade all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Taranto, perimetrato con Decreto del Ministro dell’Ambiente del 10 gennaio 2000, ha subito un rallentamento a seguito del notevole contenzioso amministrativo, instauratosi già a partire dalla conferenza di servizi del 19 ottobre 2006 e proseguito da ultimo anche relativamente alla conferenza di servizi del 3 maggio 2012, con le quali, in seguito ai risultati della caratterizzazione, veniva richiesto all’azienda, in qualità di responsabile della potenziale contaminazione, di attuare interventi di messa in sicurezza di emergenza su suoli, falda e discariche.

Ad oggi, di fatto, il procedimento di bonifica si è concretizzato quasi esclusivamente nella esecuzione della caratterizzazione i cui risultati peraltro sono stati validati da ARPA Puglia soltanto relativamente a terreni, acqua della falda superficiale e profonda ma non relativamente al top soil. Non risultano eseguiti significativi interventi di bonifica e/o messa in sicurezza di emergenza ad eccezione dei suoli di alcune aree funzionali all’esercizio degli impianti”.

Fonte: http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/comunicati/Ilva/Piano%20Comitato%20Esperti.pdf

L’ILVA dei Riva si è sempre strenuamente opposta, con numerosi ricorsi, alla realizzazione degli interventi di messa in sicurezza di emergenza previsti e intimati.

Ora che la gestione è pubblica riteniamo urgentissimo e non più rinviabile l’ottemperamento del preciso obbligo di limitare il protrarsi della contaminazione.

La questione è di particolare importanza se si leggono le carte della Conferenza dei Servizi del 16 marzo 2016 collegata alla questione dei Parchi Minerali, della loro contaminazione e degli interventi conseguenti da realizzare. In tale Conferenza dei Servizi si parla di vari superamenti delle CSC (Concentrazioni Soglie Contaminazione) dei suoli e delle acque di falda e si richiede all’ILVA “di predisporre un’analisi di rischio sanitaria ai fini della verifica del rischio sanitario per i lavoratori presenti nell’area oggetto di caratterizzazione e dell’adozione di idonee misure di prevenzione”. Non solo. La Conferenza dei Servizi chiede all’ILVA “di adottare tutte le misure di prevenzione finalizzate a circoscrivere, limitare la diffusione della contaminazione”.

Nel verbale si legge in particolare quanto segue: “Ai sensi dell’art. 245, comma 2, del dlgs 152/2006, anche il proprietario e/o il gestore dell’area, non responsabile della contaminazione, devono attivare idonee misure di prevenzione secondo le procedure di cui all’art.242 dello stesso decreto. Si tratta di un vero e proprio obbligo di garanzia in virtù del quale non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo con tutte le conseguenze di legge” (art. 40 del Codice di procedura penale).

  • DOVE FINISCE L’ACQUA DI FALDA CONTAMINATA?

AIA e obbligo di ripristino dei suoli. Il rapporto fra falda superficiale, falda profonda e mar Piccolo è molto stretto e delicato. Non si possono ignorare le interconnessioni fra quello che accade sotto l’ILVA, la falda sotto il quartiere Tamburi e le direttrici di deflusso verso il mare. Evidenziamo che le acque di falda sottostanti il Parco Minerale sono collegate al Mar Piccolo.

Dato che la legge richiede il ripristino dei suoli al momento della cessazione delle attività, chiediamo l’attuazione della prescrizione numero 27 dell’AIA e se siano state “accantonate” risorse per i conseguenti interventi di bonifica, con le relative fideiussioni. O se tali adeguate fideiussioni verranno richieste agli acquirenti a garanzia del rispetto della prescrizione numero 27 per il ripristino dei suoli.

 Fonte: http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/tabella-riassuntiva-delle-pre

http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/tabella-riassuntiva-delle-prescrizioni-aia/ILVAtabellaprescrizioniriesamefinale.pdf

Si legge nella prescrizione 27 dell’AIA: “Si prescrive all’Azienda di indicare, entro sei mesi dal rilascio del provvedimento di riesame dell’AIA, un cronoprogramma dettagliato che illustri le misure già in corso, nonché le misure programmate che l’Azienda intende adottare, al fine di evitare, ai sensi dell’articolo 6 comma 16 lett. f) del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i., l’insorgere di qualsiasi rischio di inquinamento delle matrici ambientali e di incidente rilevante conseguente alla cessazione definitiva delle attività esercitate nello stabilimento, o in parti di esso”.