Linee guida – VERDE PUBBLICO

  • Implementazione, ristrutturazione e reinserimento nel tessuto urbano delle aree rurali urbane (masserie, tratturi, aree a verde, arbusti autoctoni ecc).
  • [1]Realizzazione del Bioparco del Tratturello Tarantino. Si tratta di un buon progetto redatto dal compianto architetto Vito Boccuzzi che interessa un’area a cavallo tra il Piano Produttivo Comunale allo svincolo autostradale Taccone e le Case Bianche a Paolo Sesto, compreso nella perimetrazione della Zona Franca Urbana. Un percorso dal grande valore naturalistico e storico-culturale.
  • Parco Cimiteriale-Letterario Leonida di Taranto. Questo è stato proposto in progetto di finanza da una società di scopo composta da alcune Società di Mutuo Soccorso e altri soggetti qualificati. Il progetto è stato già inserito nel piano comunale triennale delle opere d’interesse pubblico per la prima annualità. Esso è collocato nell’amena contrada Massarotti e vi si accede percorrendo, per un tratto, l’antica strada panoramica Abateresta, collegata con la tangenziale Sud da due svincoli: uno a Nord all’incrocio con via Lago di Levico e la strada provinciale 164; l’altro a Sud, all’altezza della masseria Abateresta, con un affaccio panoramico sulla Salina Grande da valorizzare. Oltre ad andare incontro alle esigenze di culto dei morti di una società sempre più multietnica e plurireligiosa, prevede, per poter meglio vivere la sua matrice ambientalista, percorsi pedonali e ciclabili con attrezzati punti di sosta nel verde, collegati con il Parco attraverso il sovrappasso della Tangenziale Sud, all’altezza della Masseria Massarotti.
  • Valorizzazione e recupero del relitto della antica palude della Salinella. In questa area sarebbe altresì auspicabile reperire e reimpiantare cultivar autoctone di alberi da frutto.
  • Il destino della Salina Grande, invece, merita un’attenzione particolare: è un area di circa mille ettari, di cui in passato il 70% apparteneva al Demanio, ma che recentemente è passata in mano a privati per una somma risibile, perché gli enti pubblici locali non hanno inteso esercitare il diritto di prelazione. Il Piano Regolatore vigente prevede –per la Salina Grande- o la forestazione integrale o il suo rinvaso attraverso l’utilizzo, dopo averle trattate, delle acque reflue dell’impianto di Gennarini: certo non di sversarle in mare –come avviene ancor oggi- con una condotta sottomarina piena di falle. Attuando questa seconda opzione prevista dal PRG, si creerebbe la naturalizzazione del bacino per resilienza.
  • La Palude La Vela è viciniora al bene architettonico e storico-culturale della gualchiera dei Battendieri connessa con una sorgente perenne d’acqua dolce che, per secoli ha alimentato l’attività di tessitura e follatura dei panni per confezionare il saio dei monaci dell’Ordine dei Cappuccini. In tale area vanno anche incluse le aree contigue alla foce del Canale Leverano d’Aquino, ossia il vero fiume Galeso.
  • Vani per gli arbusti lungo tutti i marciapiedi della città, laddove gli spazi lo consentano.
  • Realizzazione di parchi urbani.
  • Collegamento dei vuoti urbani attraverso un organico piano del verde.
  • La realizzazione ed il rifacimento di spazi urbani e piazze dovrà considerare la possibilità di ricorrere il meno possibile a bitume e cemento, privilegiando soluzioni ecologiche in grado di restituire l’acqua piovana ai terreni. Saranno pertanto da preferire soluzioni in erba, ghiaia, sabbia, pietrisco, mattoni in betonella autobloccanti su massetti in sabbia ecc.
  • San Vito, affaccio sul mar Piccolo. Qui andrà valorizzato lo straordinario patrimonio paesaggistico dell’affaccio sul mar Piccolo mediante la realizzazione di un Parco urbano sostenibile. Con ghiaia ed aree a verde, senza alcuna cementificazione.
  • Donazione in comodato d’uso gratuito e pluriennale dei terreni extraurbani comunali a coop agricole che produrranno in regime biologico, con particolare riguardo a produzioni tradizionalmente locali o mediante il recupero di antiche sementi nostrane (a Bari è presente un’importante banca delle sementi).
  • Nello specifico tale progetto prevede la destinazione, da parte del Comune, di un suolo di almeno 400 mq. da destinare alla riconversione agricola e dunque all’orticoltura sociale. A guidare il progetto sarà l’Agrotecnico e Paesaggista Gian Carlo Cappello, autore del libro “La Civiltà dell’Orto – L’Orto Naturale di Angera, ad esempio”, pioniere di un innovativo metodo di orticoltura naturale, già sperimentato con successo nella progettazione di orti urbani in numerosi Comuni della Penisola. Il metodo dell’orticoltura naturale, proposto da Cappello, prevede la conservazione del naturale equilibrio del suolo e della fertilità in termini di humus, senza l’apporto di lavorazioni del terreno, uso di fertilizzanti, antiparassitari, ammendanti e diserbanti né chimici né organici. Il progetto di orticoltura sociale è strumento di divulgazione ed informazione a tutta la popolazione ad uno stile di vita più sostenibile e nasce per garantire la sussistenza alimentare dei partecipanti. Ogni persona che contribuisce al progetto sia con il lavoro sul campo sia con beni e/o servizi ha diritto al raccolto condiviso. Le finalità sono molteplici e in linea con i principi promossi da altre realtà simili di orticoltura condivisa in altre città italiane:
    • Costruire uno spazio vitale dove sentirsi a proprio agio, conversare, passeggiare, fare giardinaggio, piantare, seminare, divertirsi, aiutarsi, trascorrere ore…
    • Riqualificare, valorizzare e conoscere il territorio
    • Favorire la socializzazione e l’integrazione tra cittadini
    • Sensibilizzare ed educare ad uno stile di vita eco-sostenibile
    • Permettere la partecipazione attiva da parte di tutti gli abitanti che partecipano o vogliono inserirsi nel progetto
    • Migliorare la qualità della vita (si parla di orticoltura terapeutica, disciplinata dal Decreto 17 gennaio 1997, n. 136.)
    • Consentire lo scambio intergenerazionale: giovani ed anziani possono curare l’orto insieme
    • Costruire un tentativo di rallentare i ritmi frenetici odierni ed un’alternativa sana alla vita sedentaria
    • Monitorare e valutare l’esperienza per ricavarne elementi di trasferibilità in altre aree e paesi limitrofi
    • Fungere da presidio territoriale: l’Orto costituisce una possibilità di controllo del territorio e allontanamento di attività indesiderate come atti di vandalismo o di abusivismo edilizio.

[1] L’idea del Bioparco e quella del parco cimiteriale che segue, sono riprese dalle osservazioni propedeutiche alla realizzazione del nuovo PUG ad opera di un gruppo di attivisti ed associazioni di Taranto, realizzato nel gennaio del 2015.