Appalti verdi ed etici

Ogni giorno in Italia le Amministrazioni pubbliche compiono vere e proprie scelte di politica industriale quando acquistano beni e servizi tramite appalti (che ammontano a 101,4 miliardi di euro). In tal senso, i Comuni sono chiamati a integrare nelle proprie procedure di appalto le considerazioni ambientali e sociali (Green Public Procurement, Gpp) in modo tale da ridurre i consumi energetici, i consumi di materie prime, la produzione di rifiuti, le emissioni di CO2 e altri inquinanti e da aumentare l’utilizzo di prodotti da riciclo e tutelare i diritti umani e sociali e il lavoro dignitoso.

La Legge 221/2015 ha reso il Gpp obbligatorio nel 100% degli appalti di beni, servizi e opere dove si emettono gas climalteranti e nel 50% di tutti gli altri appalti. Si tratta quindi di rendere effettivo tale obbligo, rimuovere gli ostacoli nell’adeguamento delle competenze, facilitare le verifiche e i monitoraggi, accompagnare le piccole e medie imprese al rispetto delle prestazioni ambientali richieste, adottare in qualsiasi appalto pubblico i Criteri Ambientali e Sociali, utilizzare tali criteri non in modo burocratico, ma come il più efficace strumento per la riconversione ecologica e sociale dell’economia.[1]

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[1] Proposte tratte dall’e-book “Sbilanciamoci!”, web magazine di informazione e critica economica e sociale (www.sbilanciamoci.info).