Linee guida – ACCOGLIENZA

Il Comune può svolgere un ruolo centrale nella ridefinizione del modello di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, stimolando il Governo a uscire dall’approccio emergenziale e a optare per un modello di accoglienza ordinario, coordinato a livello nazionale, ma disegnato sulla base di una stretta collaborazione tra Enti locali, organizzazioni sociali di tutela, migranti e rifugiati. Il modello dovrebbe privilegiare l’accoglienza in piccole strutture diffuse sul territorio in modo da evitare, come avviene oggi, la ghettizzazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Le piccole strutture e l’accoglienza in famiglia potrebbero ad esempio ricevere una premialità nei bandi pubblicati per l’affidamento dei servizi.

Parallelamente vanno organizzati centri polifunzionali di orientamento e accompagnamento legale, sociale, scolastico e lavorativo. Ciò consentirebbe di scorporare dai bandi di appalto l’individuazione e la messa in opera delle strutture di accoglienza e di rimuovere almeno uno dei fattori che favoriscono fenomeni di corruzione e l’utilizzo improprio delle risorse pubbliche. Il sistema dei bandi di gara, per qualsiasi tipologia di accoglienza, dovrebbe prevedere la garanzia degli standard minimi di qualità dei servizi erogati e una rendicontazione dettagliata delle attività svolte. Agli enti gestori dovrebbero essere richiesti, già in fase di gara, la pregressa idoneità delle strutture di accoglienza utilizzate, l’applicazione dei contratti nazionali nei rapporti di lavoro con gli operatori, l’impiego di tutte le figure professionali necessarie, la garanzia di un rapporto equilibrato tra numero di operatori impiegati e numero di richiedenti asilo ospitati. Idonee e dettagliate procedure dovrebbero garantire il rispetto degli obblighi di trasparenza e l’effettiva tracciabilità dei flussi finanziari. Proprio la trasparenza dovrebbe essere il principio di riferimento per il Comune, che dovrebbe consentire una sistematica attività di monitoraggio in itinere e di valutazione ex post dei servizi anche grazie alla costituzione di un organismo dedicato composto da rappresentanti dell’Amministrazione comunale, di associazioni di tutela estranee alla gestione dei servizi, di migranti e rifugiati. Senza un sistema coordinato di servizi di orientamento sociale, scolastico, formativo e professionale, l’accoglienza nelle città rischia di generare dipendenza e subalternità. E senza un’accoglienza capace di offrire una vita dignitosa, potrà esserci solo guerra tra poveri e concorrenza al ribasso sulle condizioni di vita e di lavoro di tutti e tutte.

Un sistema virtuoso: il modello SPRAR

Il modello SPRAR – sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – può garantire lo sviluppo di un’accoglienza integrata in linea con le esigenze della città e degli ospiti. Il modello SPRAR, infatti, prevede, ben oltre la mera predisposizione di vitto e alloggio, misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

Superamento dell’approccio hotspot

Taranto è sede di uno dei quattro hotspot attivi sul territorio italiano. L’approccio hotspot, introdotto in seguito dell’Agenda europea sulle migrazioni del maggio 2015, ha configurato, come denunciato da importanti organizzazioni nazionali e internazionali (ad esempio da Amnesty International nel report “hotspot Italia”, da Oxfam, Asgi, ecc) una contrazione generalizzata del diritto d’asilo. All’interno degli hotspot avviene una differenziazione arbitraria tra richiedenti asilo e cosiddetti migranti economici. Il compito di valutare nel merito le domande di asilo spetta alle apposite Commissioni territoriali, e in nessun modo può essere impedito l’accesso alla domanda di protezione internazionale in ragione della nazionalità del richiedente. Come testimoniato dalle organizzazioni del settore, gli hotspot funzionano come una fabbrica di clandestinità: un numero rilevante di donne e uomini non ha la possibilità di presentare domanda di asilo, e riceve provvedimenti di respingimento differito o di espulsione, spesso in ragione della nazionalità di provenienza, in violazione della legge italiana, delle direttive europee e delle convenzioni internazionali.